“Ogni volta che si scava a Roma si pensa a mia sorella”. Queste le parole di Pietro Orlandi, intervenuto a ‘Verissimo’ su Canale 5, in merito all’indagine in corso presso la casa del Jazz di Roma, dove gli inquirenti stanno cercando elementi utili per il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta nel 1983. “Quando ho visto la descrizione della villa – ha raccontato Orlandi – ho ricordato un incontro a Milano con una persona legata alla ‘ndrangheta, la quale affermava di conoscere la sorte di mia sorella. Mi ha descritto un luogo corrispondente alla villa di Enrico Nicoletti, cassiere della Banda della Magliana, e ha detto: ‘So che Emanuela è morta lo stesso giorno e questo me lo ha riferito il mio amico Enrico De Pedis, che l’ha uccisa con una cravatta per un favore richiesto. Poi è stata portata in un cunicolo, dove ci sono anche alcune valigette con documentazione compromettente’”.
Possibili connessioni con la Chiesa
Orlandi ha anche ricostruito il possibile legame tra la villa e la scomparsa di Emanuela, evidenziando come la proprietà fosse stata venduta a Nicoletti dall’allora vicario di Roma, il cardinale Ugo Poletti. Questo prelato è stato frequentemente citato nel caso Orlandi a causa dei suoi rapporti con la famiglia De Pedis, a cui concesse la sepoltura di Renatino nella cripta della basilica di Sant’Apollinare. “Emanuela – ha ricordato Orlandi – è scomparsa nel ’83, quando la villa era ancora sotto la giurisdizione di Poletti”.
Le dichiarazioni di Pietro Orlandi
Infine, Orlandi ha commentato un recente cineforum sulla Cassia, affermando: “All’epoca era una cosa quasi normale e sinceramente non comprendo dove si voglia arrivare con questa pista, che comunque porterebbe lontano dal Vaticano”.