Luis Alberto, ex centrocampista della Lazio attualmente in forza all’Al-Duhail in Qatar, ha rilasciato un’intervista a Fanpage.it in cui riflette sugli otto anni trascorsi con la maglia biancoceleste e sul suo rapporto con il presidente Claudio Lotito. Durante la conversazione, ha dichiarato: “Ho litigato molte volte con lui. Lo conosciamo tutti, sappiamo com’è. Fortunatamente non è più il mio presidente. Non c’è amicizia e non ci sentiamo più. All’inizio della mia avventura alla Lazio, volevo smettere di giocare, tutto mi sembrava buio. I primi tempi sono stati molto difficili, non capivo nulla. Ero consapevole di non giocare, ma poi tutto è cambiato, in particolare la mia mentalità e il mio approccio al lavoro. Ho dimostrato a Simone Inzaghi che meritavo di scendere in campo. Quell’anno ho collezionato pochi minuti, forse solo nelle ultime tre o quattro partite. A gennaio avevo disputato due gare, subentrando a un giocatore squalificato e a un altro in Coppa d’Africa. Ma la mia mentalità era cambiata in generale.”
Il cambiamento e il periodo del Covid
“Ho iniziato a lavorare con un mental coach e da quel momento ho avvertito un diverso rapporto con lo staff, sentendomi più integrato nel gruppo. Durante l’anno del Covid, nonostante le difficoltà, era impossibile non ambire a vincere lo Scudetto. La squadra giocava in sintonia, spesso chiudevamo il primo tempo in vantaggio. Per sei-sette mesi, non c’era sofferenza in campo; anche quando eravamo in svantaggio, trovavamo la forza di vincere all’90’, 92’ o 93’. Era palpabile la capacità di segnare uno o due gol in pochi secondi. In campo eravamo felici e ci divertivamo. Secondo me, senza il Covid, avremmo lottato fino alla fine per il titolo.”
Critiche alla dirigenza e a Sarri
“In Lazio ci sono persone che non comprendono il calcio, e lo affermerò sempre. Era un gruppo sano, con un allenatore amico e un direttore sportivo capace di gestire la pressione. Con l’arrivo di Sarri, che considero un maestro, ho avuto la sensazione che la Lazio non avrebbe potuto andare lontano. E riguardo a un possibile approdo all’Inter, posso dire che non c’è mai stata una telefonata di Inzaghi per portarmi lì, e non penso sarebbe stato giusto.”