Il primo obiettivo è il biglietto per l’America, seguito, eventualmente, dal resto. La strategia è chiara e non ammette cambiamenti: l’Italia impegnata nei playoff si presenterà con la stessa formazione vista nelle qualificazioni. Gennaro Gattuso non intende stravolgere né uomini né schema in un momento cruciale, paragonabile a una finale mondiale. Contro l’Irlanda del Nord e, auspicabilmente, contro Galles o Bosnia, si proseguirà con il 3-5-2, due attaccanti e alcune modifiche mirate per rafforzare difesa e centrocampo.
Il campionato offre spunti interessanti, da Palestra e Bartesaghi a Zaniolo, tornato a disposizione, passando per il caso di Chiesa che ha trovato spazio in Premier. Tuttavia, immaginare una nazionale completamente rinnovata sarebbe un errore. Prima di tutto, è necessario superare il più grande ostacolo: la qualificazione.
Osare con prudenza
La storia della Nazionale insegna che, in alcuni casi, il rischio può ripagare. Bearzot fece affidamento su Rossi e Cabrini nel ’78, Lippi schierò De Rossi nella partita decisiva contro la Norvegia, e Mancini convocò Zaniolo ancor prima che esplodesse alla Roma. Tuttavia, l’attuale Italia non è in un momento di serenità: il peso di due Mondiali mancati si fa sentire e ora servono certezze, non scommesse.
Due attaccanti come punto fermo
Dopo sei partite sotto la guida di Gattuso, due certezze emergono: il 3-5-2 nei momenti di difficoltà e la coppia d’attacco. Il commissario tecnico non è incline a difese a tre o a cinque, ma ha dovuto adattarsi a un calcio italiano che segue questa direzione. In compenso, l’attacco si è dimostrato il reparto più affidabile: Kean e Retegui hanno segnato insieme nove gol, Esposito è il terzo titolare con tre reti, mentre Scamacca sta recuperando.
La fragilità difensiva
Nove gol subiti in cinque partite rappresentano un campanello d’allarme, ma il dato deve essere contestualizzato: quattro gol contro Israele e quattro contro la Norvegia. Quando il filtro difensivo viene meno, la squadra è vulnerabile. Mancano meccanismi e protezione davanti alla difesa. Non c’è un Cannavaro, i difensori mancini abbondano: Bastoni adattato centrale, Calafiori e Buongiorno a sinistra, mentre Mancini è fondamentale a destra, sebbene non brilli come in giallorosso. Si valuta anche l’opzione Cristante in posizione centrale: meno velocità, ma maggiore copertura.
Il dilemma Calafiori
Il caso più complicato riguarda Calafiori. Difensore con doti da centrocampista, è titolare nell’Arsenal. Escluderlo dalla formazione è complesso, ma a sinistra c’è Bastoni. Spostarlo in mediana migliorerebbe la qualità, ma ridurrebbe il filtro rispetto a Locatelli o Cristante. Un’ipotesi affascinante, ma non priva di rischi.
Palestra e il futuro
Nel contesto della Nazionale, Palestra è il nome destinato a entrare nel gruppo azzurro. Laterale a tutta fascia, più fisico di Cambiaso e meno propenso al palleggio, potrebbe essere utile anche come mezzala. Il passaggio dal Cagliari agli azzurri non è semplice, ma la sua corsa e determinazione possono rivelarsi preziose. A sinistra, Bartesaghi sta progredendo, ma deve competere con Dimarco, Udogie e Cambiaso.
Per Zaniolo, la questione è tattica: attualmente ricopre il ruolo di trequartista offensivo in una squadra dove Zaccagni e Raspadori devono allargarsi per trovare spazio.
In conclusione, l’unico vero top player da recuperare è l’autostima. Quel “convincetevi di essere più forti” deve risuonare forte contro Irlanda del Nord, Galles e chiunque si frapponga tra l’Italia e l’America. Perché il nemico più insidioso, oggi, non è l’avversario, ma la paura di sbagliare.