Nel contesto della Giornata Mondiale delle Zone Umide, che celebra la firma della Convenzione di Ramsar del 1971, il WWF rinnova l’attenzione sull’importanza di questi ecosistemi per l’equilibrio ambientale e per le comunità locali. Il tema del 2026, “Zone umide e conoscenze tradizionali: celebrare il patrimonio culturale”, enfatizza il legame tra natura, identità territoriale e memoria collettiva.
Un esempio significativo è il Monumento Naturale di Torre Flavia, situato tra Ladispoli e Cerveteri: un’area preservata dall’urbanizzazione grazie alle pratiche tradizionali e all’impegno di cittadini e associazioni, con il WWF coinvolto sin dalle prime fasi di gestione, a partire dall’istituzione del sito nel 1997.
All’interno della Città Metropolitana di Roma, le zone umide sono spesso parte integrante delle Aree Naturali Protette. Tra queste spicca la Riserva Naturale di Nazzano Tevere-Farfa, la prima nel Lazio, istituita nel 1979 in attuazione della Convenzione di Ramsar, dopo un lungo percorso di tutela avviato negli anni Sessanta grazie al supporto del WWF.
Dichiarazioni di Maggini
«Zone umide e aree protette rappresentano un binomio imprescindibile – afferma Raniero Maggini, presidente del WWF Roma e Area Metropolitana –. Oggi, questo patrimonio rischia di essere dato per scontato, mentre dovrebbe essere riscoperto e valorizzato per il ruolo fondamentale che svolge nella conservazione della biodiversità».
Tra le altre aree significative si annoverano la Riserva Naturale di Macchiatonda e l’Oasi WWF di Macchiagrande, esempi di tutela lungo una costa fortemente modificata dall’uomo, ora essenziali per l’avifauna e le rotte migratorie.
Non si possono trascurare i grandi laghi della regione, come Bracciano, Albano e Nemi, habitat ricchi di biodiversità ma minacciati da gravi criticità legate alla crisi idrica e allo sfruttamento delle risorse.
La Giornata Mondiale delle Zone Umide mette in evidenza anche il valore strategico di questi ecosistemi in ambito urbano, soprattutto in relazione al cambiamento climatico. Un tema che alimenta il dibattito sulle scelte urbanistiche nella Capitale.
Le osservazioni di Mattias
«Le recenti operazioni di “bonifica” delle aree umide spontanee – osserva Giovanni Mattias, vicepresidente del WWF Roma – evidenziano una pianificazione ormai obsoleta e incapace di affrontare la crisi climatica. Mentre altre città investono nella creazione di nuovi spazi naturali, a Roma si continua a distruggerli».
Un patrimonio fragile, che secondo il WWF dovrebbe diventare una priorità nelle politiche ambientali e urbanistiche della città.