Mentre la comunità si unisce nel dolore per l’ultimo saluto a Federica Torzullo, l’inchiesta giudiziaria si addentra in un passato segnato da violenze. Gli inquirenti stanno esaminando l’ipotesi di maltrattamenti che potrebbero cambiare l’inquadramento del delitto, aggravando la posizione di Claudio Carlomagno. Stando a quanto ricostruito dalla Procura, Federica aveva preso una decisione chiara: la convivenza forzata era giunta alla fine. Nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, l’uomo avrebbe colpito per impedire la separazione imminente. Federica stava per partire per un breve viaggio e, al suo ritorno, avrebbe dovuto trasferirsi dai genitori. L’appuntamento ufficiale con l’avvocato per formalizzare la fine del matrimonio era programmato per il 12 gennaio.
Il contesto di violenza
La crisi non era recente. Dal 2019, i due vivevano da “separati in casa” e da due anni non condividevano più lo stesso letto. Federica aveva cercato di resistere per amore del figlio, mantenendo un equilibrio per il bambino nonostante un clima familiare “cupo”, come ricorda la sorella Stefania nelle esequie. Il figlio della coppia è stato ascoltato in audizione protetta mercoledì scorso: i magistrati stanno cercando conferme su eventuali episodi di violenza assistita o subita dalla madre.
La versione della difesa
Claudio Carlomagno, arrestato il 18 gennaio, ha tentato di giustificare il suo gesto affermando di aver agito per paura di perdere il rapporto quotidiano con il figlio, negando di conoscere la nuova relazione della moglie. Tuttavia, il GIP smonta questa versione nell’ordinanza, evidenziando che l’atto omicida affonda le radici nella “dissoluzione del rapporto affettivo” che l’uomo non riusciva ad accettare.