Una vasta operazione della Guardia di Finanza di Agrigento ha portato alla luce una presunta frode fiscale che supera i 35 milioni di euro, coinvolgendo oltre 200 imprese distribuite in cinque regioni italiane. Queste aziende avrebbero fatto uso di oltre 2.000 fatture emesse da sette società ‘cartiere’, le quali risultano inesistenti e intestate a prestanome. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Sciacca e supportata dal reparto territoriale dei Carabinieri, ha portato all’indagine di 18 persone e 13 società per frode fiscale e omessa dichiarazione.
La regia della frode
Secondo l’accusa, alla base di questa frode ci sarebbe la “regia unitaria” di un cittadino di Agrigento, il quale tratteneva l’IVA delle fatture false e applicava una “commissione” variabile dal 5 al 14% sugli importi indicati nei falsi documenti fiscali.
Accuse di autoriciclaggio
Il principale indagato è stato anche denunciato per autoriciclaggio, in quanto accusato di reinvestire parte del presunto profitto illecito in un’attività imprenditoriale nel Nord Italia.