Martedì 14 aprile 2026, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha accolto al Quirinale una delegazione delle Scuole di Giornalismo, composta da studenti, direttori e docenti provenienti da Torino, dalla LUISS e dalla LUMSA di Roma, e dalla Cattolica di Milano.
Durante il suo intervento, il Capo di Stato ha affrontato temi fondamentali come la professione giornalistica, le nuove tecnologie, l’articolo 21 della Costituzione, i moniti del Papa riguardo al potere, il Media Freedom Act e la RAI, oltre alla Commissione di vigilanza.
Il valore dell’informazione
Mattarella ha aperto il suo discorso sottolineando il valore costituzionale del giornalismo:
“I temi affrontati interrogano in modo significativo l’informazione libera e indipendente, premessa di democrazia. State intraprendendo un percorso formativo per diventare giornalisti, il che suggerisce una riflessione importante.
In passato, il giornalismo era spesso visto come romantico e avventuroso, espressione di curiosità e libertà. Tuttavia, ci sono state eccezioni, come la stampa di regime, al servizio di poteri più o meno legittimi. Oggi, il contesto è profondamente cambiato.

Repubblica e Costituzione ci hanno fornito un percorso che coniuga libertà e responsabilità, elementi essenziali in ogni ambito della vita, evidenti nel giornalismo come professione intellettuale.
Questo comporta l’autonomia di pensiero nella redazione delle notizie e il rispetto delle norme deontologiche, vigilate dagli organismi competenti presso l’Ordine dei giornalisti.
Il giornalismo è un ordinamento professionale unico, diverso dagli altri: il rapporto non è con un cliente, ma con il bene pubblico rappresentato dall’informazione.
Successivamente, Mattarella ha evidenziato l’importanza di definire i confini tra verità e falsità nel giornalismo.
“I giornalisti non devono rendere verosimili le narrazioni, ma essere testimoni di verità, opponendosi ai tentativi di manipolazione delle opinioni pubbliche. Questo comporta una grande responsabilità. Talvolta si confondono libertà di espressione e libertà di informazione, entrambe tutelate dall’art. 21 della Costituzione.
Esiste una differenza tra chi esprime un’opinione e chi è chiamato a raccogliere e riportare fatti. La ricerca della verità rischia di imbattersi in risposte fuorvianti, in un contesto dominato da tecnologie che confondono comunicazione e informazione, assottigliando i confini tra vero, verosimile e falso.

Definire quei confini è compito del giornalista, che funge da mediatore tra fatti e rappresentazione, ricoprendo un ruolo cruciale nella società e nel processo democratico. Il giornalista professionista è fondamentale per attuare il nostro ordinamento costituzionale.
Riflessioni sull’intelligenza artificiale
Un altro tema affrontato è stato quello dell’intelligenza artificiale, sempre più presente nel campo dell’informazione e del giornalismo:
“È necessario risolvere il ritardo nella attuazione del Media Information Act, approvato dal Parlamento Europeo e dai governi riuniti nel Consiglio Europeo dal 2024.
In un contesto in cui l’Intelligenza Artificiale sta assumendo un ruolo sempre più preponderante, è urgente riflettere sul rapporto con la verità. È necessaria una consapevolezza morale per garantire un uso benefico dell’IA, accompagnato da regole appropriate.

Le misure adottate dall’Unione Europea mirano a governare l’Intelligenza Artificiale evitando che diventi uno strumento di dominio da parte di giganti tecnologici, che ambiscono a sostituirsi agli Stati e all’ordinamento internazionale. Le trasformazioni nel mondo dell’informazione sollecitano i giornalisti a evitare indolenza o negligenza; queste non mutano la natura della professione, ma ne accentuano le responsabilità.
Situazione della RAI e Commissione Vigilanza
Mattarella ha anche sottolineato l’importanza della qualità dell’informazione nel servizio pubblico:
“La qualità dell’informazione coinvolge vari attori: chi la produce, chi la realizza, chi la riceve e chi deve garantire che le tutele non vengano meno.
È fondamentale che i cittadini possano formarsi un’opinione consapevole e critica. I giornalisti devono operare con indipendenza e rigore, mentre gli editori devono essere consapevoli dell’importanza del loro ruolo per la democrazia, considerando l’informazione come un bene pubblico.
Le istituzioni sono chiamate a garantire quanto previsto dalle norme costituzionali e internazionali a cui hanno aderito.

È un insieme di norme nazionali e internazionali che garantiscono il diritto dei cittadini a un’informazione plurale, corretta e autentica. Ogni violazione di queste norme danneggia la comunità e la sua vita.
È inaccettabile che, dopo un anno e mezzo, il Servizio pubblico televisivo non abbia ancora un assetto definito per i suoi organi amministrativi, impedendo alla Commissione Parlamentare di vigilanza di svolgere le sue funzioni.
Riflessioni finali del Presidente
In conclusione, il Capo di Stato Mattarella ha voluto richiamare le parole di Papa Leone XIV sul potere, sottolineando l’importanza di due antidoti per non lasciarsi sopraffare da esso.
“Vorrei concludere con un’ulteriore riflessione. Recentemente, ho letto i lanci delle agenzie riguardanti il Messaggio di Leone XIV alla Pontificia Accademia di Scienze Sociali. Un messaggio profondo sul potere, che evidenzia il debito di riconoscenza che il mondo deve al Papa per i suoi richiami in questo periodo difficile.
Nel suo Messaggio, il Papa mette in guardia dai pericoli dell’autoesaltazione. Ricordo che, anni fa, uno studente mi chiese come resistere alle tentazioni del potere.
Risposi che il potere può inebriare chi occupa ruoli di vertice nello Stato e nei sistemi sociali, portando a una perdita di equilibrio.
Ma ci sono due antidoti: il primo è istituzionale, rappresentato dall’equilibrio tra i poteri; il secondo è personale, una capacità di autoironia.
Credetemi, ragazzi: è preziosa! Se i potenti della Terra ne facessero uso, anche in piccole dosi, il mondo ne trarrebbe grande giovamento e loro stessi eviterebbero molte difficoltà e imbarazzi.