Arresto in mare

Arrestato un serbo-croato per crimini di guerra e genocidi

L'uomo si era nascosto dietro una nuova identità, lavorando come security su una nave da crociera

Arrestato un serbo-croato per crimini di guerra e genocidi

La Polizia di Frontiera di Civitavecchia ha arrestato un cittadino con doppia cittadinanza serbo-croata, ricercato per crimini di guerra e genocidi commessi durante il conflitto nei territori dell’ex Jugoslavia. L’arresto è avvenuto a seguito dell’emissione di un Mandato di Arresto Internazionale nel corso dell’anno, a conclusione di indagini che hanno identificato centinaia di membri delle milizie responsabili di operazioni di pulizia etnica nella regione balcanica.

Le operazioni che hanno condotto all’arresto sono state il risultato di un’accurata analisi dei passeggeri e del personale di bordo delle navi. L’individuo si era creato una nuova identità, lavorando come security su una nave da crociera, cercando di sfuggire alle ricerche delle autorità croate. Dopo aver confermato la sua presenza a bordo, gli agenti della Polizia di Frontiera sono saliti sulla nave in abiti civili, mescolandosi con i passeggeri per individuare e arrestare l’uomo.

Dettagli dell’arresto

Secondo le indagini, il 58enne faceva parte delle formazioni paramilitari attive nella Repubblica Serba di Kraijina durante la guerra serbo-croata. Il mandato di cattura internazionale lo accusa di violenze, deportazioni e omicidi, atti volti a costringere le autorità croate a rinunciare alla loro indipendenza, proclamata il 25 giugno 1991, dalla Jugoslavia, dalla Serbia e dalla Bosnia Erzegovina.

Documenti associati al mandato di arresto rivelano che l’uomo, parte delle milizie paramilitari, ha partecipato a operazioni di pulizia etnica contro cittadini croati, risultando nella morte e nell’espulsione forzata di migliaia di civili non serbi.

Il contesto storico

La SAO Kraijina, Regione Autonoma Serba della Kraijina, fu proclamata in aree della Croazia a maggioranza serba. Le milizie di questa regione furono coinvolte in violenze contro i civili durante la guerra balcanica. Il Tribunale Penale Internazionale ha definito le azioni dei leader delle milizie come parte di un’impresa criminale comune, mirata a stabilire uno stato etnicamente uniforme.

Dopo una breve detenzione nel Carcere di Aurelia, l’arrestato è stato trasferito in un’altra struttura carceraria, in attesa dell’autorizzazione all’estradizione verso la Croazia, che ha emesso il Mandato di Arresto Europeo. L’operazione è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia, sotto la direzione del Procuratore Alberto Liguori.