Il tribunale di Roma ha emesso condanne per un totale di 240 anni di carcere nell’ambito dell’inchiesta “Propaggine” condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e dalla Dia. Questa inchiesta ha riguardato la prima “locale” di ‘ndrangheta operante nella Capitale, coinvolgendo circa quaranta imputati. La condanna più pesante è stata inflitta al boss Vincenzo Alvaro, che dovrà scontare 24 anni di reclusione.
Le accuse mosse agli imputati comprendono associazione mafiosa, cessione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione aggravata, detenzione illegale di armi da fuoco, fittizia intestazione di beni, truffa ai danni dello Stato aggravata dalla finalità di agevolare la ‘ndrangheta, riciclaggio aggravato, favoreggiamento aggravato e concorso esterno in associazione mafiosa.
Le parole del procuratore di Roma
“Dalla lettura della sentenza emerge il sostanziale accoglimento della parte principale dell’ipotesi accusatoria, con il riconoscimento della gran parte dei reati contestati a quasi tutti gli imputati, che hanno ricevuto condanne di elevato livello”. Queste le dichiarazioni del procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, dopo la sentenza che ha portato a condanne per 240 anni di carcere per i coinvolti nell’inchiesta sulla prima “locale” di ‘ndrangheta attiva nella Capitale.
“Un altro aspetto di grande rilevanza è la confisca delle attività economiche riconducibili agli imputati e collegate alle loro attività illecite, il che potrebbe rappresentare uno sviluppo per ulteriori indagini su questo fronte. Questo costituisce uno stimolo importante per continuare l’azione su cui la DDA di Roma è sempre attivamente impegnata”, ha concluso.