Colpo al business illecito

Confisca record di 205 milioni ai fratelli Pellini nella Terra dei Fuochi

La DDA accusa i Pellini di traffico illecito di rifiuti industriali e urbani, con un patrimonio immenso da sequestrare.

Confisca record di 205 milioni ai fratelli Pellini nella Terra dei Fuochi

Il traffico illecito di rifiuti nella “Terra dei Fuochi” subisce un colpo significativo, con un provvedimento che tocca anche la Capitale. Il Tribunale di Napoli ha emesso una confisca record di oltre 204 milioni di euro a carico dei fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, imprenditori operanti nel settore dello smaltimento e del riciclaggio.

L’operazione, condotta dal Gico della Guardia di Finanza, ha rivelato una rete patrimoniale vastissima, estesa oltre la Campania, con Roma come uno dei nodi principali.

Un impero tra Napoli e Roma

Il provvedimento non ha colpito esclusivamente le aree tradizionalmente colpite dal traffico illecito, ma si è esteso a otto aziende strategiche situate tra Napoli, Frosinone e la provincia di Roma. La presenza del gruppo Pellini nella Capitale evidenzia la tendenza delle organizzazioni coinvolte nel disastro ambientale a reinvestire i proventi illeciti nel fiorente mercato immobiliare e societario romano.

Il valore complessivo dei beni confiscati è impressionante:

  • 224 immobili distribuiti in sette province, con Roma, Latina, Napoli e Salerno tra le più significative;
  • 75 terreni;
  • 72 autovetture di lusso;
  • 3 imbarcazioni e 2 elicotteri.

Il legame tra ricchezze e disastro ambientale

Le indagini della DDA di Napoli indicano che questa immensa fortuna sarebbe il risultato diretto del traffico illecito di rifiuti industriali e urbani. I Pellini, già condannati in via definitiva per disastro ambientale, avrebbero accumulato ricchezze sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati, trasformando l’avvelenamento del territorio in una fonte di guadagno costante.

“La confisca ribadisce la strutturale e significativa sproporzione tra il patrimonio accumulato nel tempo e i redditi leciti, evidenziando l’inidoneità delle giustificazioni difensive.”

Un percorso giudiziario complesso

Questa vicenda rappresenta la conclusione di una lunga battaglia legale iniziata nel 2017. Dopo che la Cassazione, nell’aprile 2024, aveva ordinato la restituzione dei beni per un vizio formale, la Procura di Napoli ha intrapreso una nuova e dettagliata analisi patrimoniale. Il recente decreto del Tribunale di Napoli, depositato il 19 febbraio 2026, riporta sotto sequestro un tesoro costruito sulle macerie dell’ambiente e della salute pubblica, che va dalle campagne campane alle strade di Roma.