Nessuna dimissione

Il Garante per la Privacy conferma: “Nessuna dimissione, andiamo avanti”. Rischio di danno erariale

Svolta nell'inchiesta grazie a testimonianze anonime. I legali ricorrono al Riesame per il dissequestro.

Il Garante per la Privacy conferma: “Nessuna dimissione, andiamo avanti”. Rischio di danno erariale

Nessun passo indietro e nessuna intenzione di dimettersi. Il Collegio del Garante per la Privacy, attualmente sotto inchiesta dalla Procura di Roma per corruzione e peculato, ha ribadito la sua determinazione, esprimendo “piena fiducia nell’operato della magistratura”. I membri del Collegio si dicono “certi di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati”, confermando la “volontà di proseguire il proprio lavoro”. Queste dichiarazioni arrivano a distanza di sole 24 ore dalle perquisizioni effettuate dai pm di Piazzale Clodio, che hanno visto la Guardia di Finanza impegnata fino a notte fonda nell’acquisizione di documenti. I cellulari e i computer dei quattro indagati, tra cui il presidente Pasquale Stanzione, sono stati sequestrati. Il materiale raccolto dovrà ora essere analizzato, mentre i difensori hanno annunciato il ricorso al Riesame per richiederne il dissequestro.

Possibili conseguenze e reazioni politiche

Oltre alle implicazioni penali, la situazione potrebbe portare a verifiche da parte della Corte dei Conti e a una potenziale contestazione di danno erariale. Attualmente, dagli uffici della Corte non si esprimono, lasciando intendere che potrebbe essere avviata un’istruttoria. Sul piano politico, il PD chiede alla premier Meloni se non sia opportuno che “tutti i dirigenti che hanno utilizzato fondi pubblici in modo improprio” si dimettano.

Le rivelazioni delle “talpe” interne

Dalle indagini emerge che la svolta è avvenuta dopo i reportage trasmessi da Report, grazie anche alle testimonianze di alcune “talpe” interne all’Autorità, rimaste anonime per motivi di sicurezza. Queste fonti hanno raccontato agli inquirenti delle spese di rappresentanza, che nel 2024 sono lievitate a 400mila euro, e di possibili conflitti di interesse. Alcuni testimoni hanno dichiarato che, sebbene non avessero dettagli precisi sulle spese, vi era una sensazione diffusa di una gestione disinvolta delle stesse. Un’altra fonte ha evidenziato l’assenza di regolamenti interni per le spese del personale.

Un testimone ha rivelato di aver rifiutato un’offerta di una carta di credito corporate, considerandola strana, e ha notato che alcuni membri del Collegio disponevano di carte di credito, presumibilmente da 5mila euro, utilizzate per spese ritenute eccessive. Nelle ultime settimane, è emerso un clima di apprensione, dovuto alla possibilità che documenti riservati potessero compromettere l’immagine dell’Autorità.

Indagini su conflitti di interesse

I pm stanno anche indagando su possibili conflitti di interesse riguardanti le vicende di Ita Airways e Meta. L’ex segretario generale Angelo Fanizza ha fornito informazioni significative sul legame tra la compagnia aerea e l’Autorità, investita in numerosi procedimenti che vedono Ita come parte in causa. Fanizza ha dichiarato che tutti e quattro i membri del Collegio sono titolari delle tessere Volare. Inoltre, si stanno approfondendo i rapporti di un avvocato, nominato Data Protection Officer per la compagnia aerea nel biennio 2022-2023, che è anche membro dello studio legale fondato da Guido Scorza (attualmente indagato), dove lavora la moglie di quest’ultimo.

Gli inquirenti nutrono “dubbi” su ulteriori collegamenti con lo studio legale, sia per il caso degli smart glasses di Meta che per questioni relative alle ASL. Un testimone ha riportato che lo studio ha ricevuto una consulenza dall’Azienda Sanitaria, conclusasi con un ammonimento.