La premier Giorgia Meloni ha incaricato Chiara Colosimo, presidente della commissione parlamentare antimafia, di avviare un’indagine sulle infiltrazioni mafiose nei partiti. Martedì prossimo, Colosimo ha convocato un ufficio di presidenza per discutere l’opportunità di un nuovo filone d’inchiesta in merito a questo tema.
La commissione è attualmente impegnata su due inchieste, che coinvolgono indirettamente esponenti di Fratelli d’Italia, senza che questi risultino indagati. Le indagini in questione sono l’operazione Hydra a Milano e quella relativa al clan Senese a Roma. Il 16 aprile, Colosimo si recherà a Milano per approfondire la prima inchiesta, mentre si prevede un ciclo di audizioni sul caso romano, che ha toccato Andrea Delmastro. Durante queste audizioni, saranno ascoltati diversi testimoni, tra cui l’ex sottosegretario, la sua scorta, rappresentanti della Procura di Roma, della polizia, della Guardia di finanza, del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e dell’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale.
Nel corso dell’ufficio di presidenza di martedì, non si discuterà di inchieste specifiche, ma si aprirà un nuovo filone dedicato alle infiltrazioni della criminalità organizzata nei partiti, incluso FdI. Meloni ha invitato il Parlamento a trattare il tema senza strumentalizzazioni, proponendo di “costruire gli anticorpi” contro il fenomeno. Tuttavia, i membri del Pd in commissione hanno definito tali appelli come “impropri”, accusando il governo di voler “tirare dentro tutti”. L’esponente dem Walter Verini ha affermato: “La commissione deve illuminare fatti reali, non riscrivere o inventare storie. Ci aspettiamo che le audizioni già programmate sul caso Delmastro vengano calendarizzate”.
Fratelli d’Italia ha in serbo ulteriori iniziative contro le mafie. È prevista la presentazione di una proposta di legge bipartisan, a prima firma di Colosimo, per la protezione dei minori e dei giovani sotto i 25 anni, figli di famiglie mafiose, e per sostenere quei genitori desiderosi di allontanarsi dal contesto criminale. Inoltre, dal ministero della Giustizia potrebbe arrivare una revisione della circolare emessa lo scorso ottobre dal capo della direzione generale dei detenuti e del trattamento, Ernesto Napolillo. Questa circolare aveva centralizzato l’autorizzazione per le attività educative e trattamentali negli istituti penitenziari con circuiti del 41-bis, suscitando critiche per il rischio di rallentare il recupero dei detenuti. Si prevede che tale disposizione venga applicata in modo rigoroso solo per il regime di alta sicurezza, escludendo quelli di media sicurezza o inferiore.