Il Decreto Sicurezza è a un passo dalla conversione in legge. Venerdì 17 aprile 2026, il disegno di legge, fortemente voluto dalla Premier Giorgia Meloni e dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha ricevuto l’approvazione del Senato con 96 voti favorevoli e 46 contrari (in copertina: immagine di repertorio dell’aula del Senato).
La votazione, tuttavia, è stata complessa, culminando in una “maratona” che ha richiesto circa dieci ore. Per diventare legge, il Decreto Sicurezza deve ora passare alla Camera, dove la discussione è prevista nei prossimi giorni. La scadenza per la conversione è fissata per sabato 25 aprile 2026.
L’esame in aula è programmato per martedì 21 aprile 2026, dopo il passaggio alla commissione Affari costituzionali. Tuttavia, i tempi per la conversione in legge sono incerti, con ipotesi che il tutto possa avvenire giovedì 23 aprile, a due giorni dalla scadenza.
Fin dal suo avvio, il Decreto Sicurezza ha sollevato forti critiche da parte del Centrosinistra, che ha presentato oltre mille emendamenti. Le opposizioni, per ostacolare il processo, potrebbero puntare sul voto di ordini del giorno, aumentando così i tempi di discussione alla Camera.
Le modifiche approvate dal Senato
Analizzando le misure introdotte dal Governo Meloni, ecco le modifiche al Decreto Sicurezza approvate dal Senato:
- Potenziamento del Daspo Urbano: “può essere disposto in relazione ad una o più delle zone specificamente individuate“. Questa misura si applica in caso di reiterazione quando dalla condotta possa “derivare, per il periodo di vigenza dei provvedimenti, pericolo per la sicurezza“
- “Giustificato motivo” per il possesso di coltelli: La bozza prevede carcere da sei mesi a tre anni per chi porta strumenti da taglio con lama superiore a otto centimetri senza “giustificato motivo”, o strumenti con lama pieghevole di lunghezza pari o superiore a cinque centimetri.
- Tutela estesa al personale Ata: approvato emendamento unitario “in materia di lesioni personali in danno del personale scolastico ed educativo nonché del personale che svolge attività di prevenzione e accertamento delle infrazioni nell’ambito dei servizi di trasporto pubblico“. Le tutele già previste per docenti e dirigenti scolastici ora si estendono a tutto “al personale docente, educativo, amministrativo, tecnico o ausiliario della scuola“
- Stretta su maltrattamenti animali
In aggiunta, sono in fase di studio nuovi strumenti per la gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni.
Il Senato ha inoltre chiesto al Governo di valutare “l’opportunità di avviare una fase di sperimentazione per l’adozione dei seguenti presidi tecnologici“: si tratta di lanciatori a Co2 per autodifesa, pistole ad aria compressa che sparano capsule contenenti miscele irritanti a base di peperoncino.
“Trattasi di strumenti No Lethal contro persone e animali molesti e aggressivi, le cui capsule causano effetti immediati e temporanei quali forte infiammazione degli occhi e delle mucose, tosse e lacrimazione”.
Novità del Decreto Sicurezza
Il 5 febbraio scorso, il Cdm ha approvato il Decreto Sicurezza, accelerando l’iter legislativo in seguito agli scontri a Torino durante il corteo di Askatasuna.
Le misure introdotte, come il fermo preventivo di 12 ore per le persone ritenute pericolose in vista di un corteo, la stretta sui coltelli per minorenni, le nuove modalità di intervento sui reati da legittima difesa e l’istituzione di zone rosse, mirano a rafforzare la sicurezza pubblica.
Un aspetto centrale del decreto riguarda lo scudo penale. Come indicato nel testo, il pubblico ministero non iscrive automaticamente nel registro degli indagati chi agisce in presenza di una causa di giustificazione (come legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi o stato di necessità), procedendo a un’annotazione preliminare.
In sostanza, gli agenti delle forze dell’ordine non sarebbero automaticamente considerati indagati quando agiscono nell’adempimento del loro dovere o nell’uso legittimo delle armi.
L’iscrizione nel registro degli indagati avverrebbe solo se il magistrato ritenesse necessaria un’accertamento preliminare o un incidente probatorio per valutare la situazione, evitando che gli agenti siano trattati come colpevoli prima di un’indagine approfondita.
Tuttavia, questa norma ha riacceso polemiche, in particolare dopo il caso di Carmelo Cinturrino, l’agente accusato di omicidio volontario per l’uccisione di un pusher a Rogoredo. Alcuni partiti l’hanno interpretata come uno “scudo penale” per le forze dell’ordine, nonostante il governo continui a ribadire che “non esiste alcuno scudo penale”.