Quirinale

Mattarella: “No a un nuovo ordine fondato su guerra e competizione”

“La pace proposta da chi fa guerra è insensata, si vogliono imporre condizioni"

Mattarella: “No a un nuovo ordine fondato su guerra e competizione”

Ieri, venerdì 12 dicembre 2025, si è tenuta al Palazzo del Quirinale la consueta cerimonia di scambio degli auguri di fine anno tra il Corpo Diplomatico e il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

No a un nuovo ordine fondato su guerra e competizione

Il Presidente Mattarella ha pronunciato un discorso ai Capi delle Missioni Diplomatiche accreditati in Italia, dopo il saluto augurale di Mons. Petar Rajič, Decano del Corpo Diplomatico e Nunzio Apostolico.

Mons. Petar Rajič

Tra i partecipanti alla cerimonia, che si è svolta nel Salone dei Corazzieri, erano presenti il Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Edmondo Cirielli, i Sottosegretari del MAE, Giorgio Silli e Maria Tripodi, e il Presidente della Commissione permanente per le politiche dell’Unione europea del Senato, Giuliomaria Terzi di Sant’Agata.

Mattarella ha affrontato il tema della Russia e dell’Ucraina, sottolineando la precarietà dell’ordine internazionale minacciato dalla guerra e dalla violenza.

Di fronte a 132 ambasciatori, ad eccezione di quelli di Russia e Bielorussia, il Presidente ha richiamato alla pace e al dialogo in un periodo in cui la corsa agli armamenti sta tornando a farsi sentire.

“L’uso o anche la sola concreta minaccia di introdurre nei conflitti armamenti nucleari appare un crimine contro l’umanità”.

Le critiche più forti sono state indirizzate alla Russia, accusata di violare il diritto internazionale:

Appare insensata la pace evocata da chi muovendo guerra, pretende in realtà di imporre le proprie condizioni. L’Europa e l’Italia restano salde al fianco dell’Ucraina”.

Il discorso integrale:

Eccellentissimo Decano,

Signore e Signori Ambasciatori,

saluto il Vice Ministro, il Presidente della Commissione parlamentare e i Sottosegretari.

Ringrazio Monsignor Rajič per le sue riflessioni e gli auguri rivolti alla Repubblica Italiana e a me, a nome del Corpo Diplomatico.

Viviamo in un’epoca in cui l’ordine internazionale è in crisi, senza che si intraveda un’alternativa immediata.

Logiche di potenza e di sopraffazione cercano di prevalere, mentre valori come dignità, diritti umani e solidarietà sembrano spesso dimenticati.

Ottanta anni fa, la comunità internazionale si unì intorno a valori sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, come:

  • “salvare le future generazioni dal flagello della guerra”
  • “riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo”
  • “creare le condizioni per mantenere la giustizia e il rispetto del diritto internazionale”
  • “praticare la tolleranza e vivere in pace”

Nonostante i progressi, abbiamo assistito a una cristallizzazione intorno a equilibri di forze contrapposte che ha limitato le potenzialità di queste indicazioni.

In questo periodo, tuttavia, molti popoli hanno conquistato la loro indipendenza e sono stati compiuti progressi significativi nella lotta per l’eguaglianza e i diritti umani.

Il controllo della corsa agli armamenti, in particolare delle armi nucleari, aveva ottenuto risultati positivi.

Oggi, è fondamentale ribadire che l’uso o la minaccia di armi nucleari è un crimine contro l’umanità.

La crisi dell’ordine internazionale si verifica quando attori principali cercano di instaurare un “nuovo ordine” basato su violenza e sopraffazione.

Respingiamo l’idea che questi possano essere i valori su cui costruire un nuovo ordine.

Il Decano ha evocato l’appello di Papa Leone XIV per una pace disarmata. La mancanza di equilibrio nella vita internazionale è storicamente preludio alla guerra.

La prevalenza del diritto e il rispetto delle regole sono essenziali per scongiurare conflitti e superare disuguaglianze.

Questo è l’orizzonte indicato dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, una speranza che sembrava a portata di mano fino a poco tempo fa.

Purtroppo, questa prospettiva è stata bruscamente interrotta dalla Federazione Russa, che ha scelto di ripristinare la violenza e la prepotenza.

Le generazioni che hanno lottato per libertà e diritti rischiano di vedere infranti i loro sacrifici.

Un sistema internazionale costruito per garantire pace e convivenza entra in crisi quando alcuni attori decidono di infrangere le regole per perseguire i propri interessi.

Non si può giustificare la guerra come mezzo per ottenere la pace: è un paradosso.

Appare insensata la pace offerta da chi, facendo guerra, desidera imporre le proprie condizioni.

La salvaguardia della dignità umana deve essere il principio fondamentale, e tutti i diritti devono poggiare su di essa.

Un sistema ideato nel 1945 necessita di riforme per riflettere le attuali condizioni internazionali e garantire rappresentatività.

Dall’epoca postbellica, i Paesi europei hanno creato organismi, ora riuniti nell’Unione Europea, per sostituire l’equilibrio delle armi con quello della collaborazione.

L’Unione Europea rappresenta una delle esperienze di pace più riuscite, fondata su diritti e benessere comuni.

La storia insegna che relazioni bilaterali possono mettere in pericolo i più deboli.

La condivisione di principi non è una gabbia, ma una protezione, specialmente per i più vulnerabili.

Nei settantacinque anni dalla Dichiarazione Schuman, abbiamo creato uno spazio di valori comuni che ha garantito la pace e la collaborazione in Europa.

Tuttavia, il processo di integrazione è ancora in corso e deve affrontare nuove sfide, mantenendo la sua attrattività.

Le aspirazioni dei popoli vicini, dai Balcani all’Ucraina, devono essere supportate dall’Unione Europea.

Non possiamo ignorare le crisi globali che minacciano diritti e libertà, con conflitti che seminano odio e instabilità.

È il quarto Natale di guerra per il popolo ucraino, colpito da attacchi russi su civili e infrastrutture.

L’Europa e l’Italia continuano a sostenere l’Ucraina per una pace giusta e duratura, rispettosa della sua sovranità.

Il pensiero è rivolto anche ai popoli del Medio Oriente, in particolare alla Striscia di Gaza, colpita da violenze inumane.

È necessario lavorare per un cessate-il-fuoco duraturo e il ripristino degli aiuti umanitari.

La pace nella regione mediorientale deve includere la coesistenza sicura dei popoli israeliano e palestinese, sostenendo la soluzione a due Stati.

Non possiamo dimenticare le crisi in Sudan e in altre aree del mondo, dove i conflitti minacciano la vita di milioni di persone.

L’agenda internazionale deve riformarsi, ponendo al centro pace, sviluppo, eguaglianza e sicurezza alimentare.

È inaccettabile un mondo in cui pochi prosperano mentre molti lottano per la sopravvivenza.

Eccellentissimo Decano,

Signore e Signori Ambasciatori,

per garantire il futuro dell’umanità è necessario un impegno collettivo per salvaguardare la dignità di ogni persona e Stato, in un contesto di pace e rispetto del diritto internazionale.

È fondamentale difendere un ordine internazionale giusto e sostenibile, un compito in cui la diplomazia gioca un ruolo cruciale.

Vi ringrazio per il vostro impegno quotidiano a favore dei legami tra i vostri Paesi e la Repubblica Italiana e rinnovo a voi e alle vostre famiglie i migliori auguri per le festività e per l’Anno Nuovo.